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Luoghi

Glorenza:
Una cittadina d’altri tempi

Il grosso mercato e i topolini


E’ come se il tempo si fosse fermato. La cittadina di Glorenza nell’alta Val Venosta è uno dei luoghi più affascinanti dell’Alto Adige. Le possenti mura cingono case e vicoli, portici e piazze, che risalgono per la maggior parte al XVI. Secolo. Osteria e fattoria, abitazione e stalla ancora oggi resistono tutte vicine, donando al luogo un irresistibile fascino.

Nel tardo medioevo, nel periodo fiorente del commercio tirolese, Glorenza acquisisce un ruolo centrale: diventa il capoluogo della cosiddetta “Strada superiore”, la grossa rotta commerciale nell’ alta Val Venosta. Attraverso Glorenza passava anche il redditizio traffico commerciale del sale che veniva da Hall nel Nord-Tirolo per finire nel sud della Lombardia.


L’ascesa nel commercio la si deve ad un conte tirolese di nome Meinhard II. Il conte, che aveva un vero e proprio fiuto per gli affari, approvò nel 1291 il cosiddetto “Marktrecht”, ovvero il diritto per Glorenza a tenere fiere e mercati e designa il 24 agosto, la giornata di San Bartolomeo, come data di inaugurazione di un mercato che doveva durare 8 giorni e che anche oggi porta lo stesso nome.

Una mossa del conte che si rivelò vincente. Infatti fino a quel momento esisteva solo il mercato di Münster, che aveva luogo il 9 settembre. Tale tradizione vantava già mezzo secolo di vita, quando improvvisamente entra in scena Glorenza. Essendo le due date così vicine, era chiaro che non ci sarebbe stato posto per entrambi i mercati e così quello di San Bartolomeo ebbe la meglio.

Dal 1223 la cittadina di Glorenza diventa poi sede del tribunale regionale di corte per l’alta Val Venosta. Una delle controversie più curiose di cui si dovette occupare il tribunale riguardava un fatto che accadde nel periodo tra il 1519 e il 1520. I contadini del vicino Stelvio si rivolsero al tribunale a causa di un’ invasione di topi, esigendo una vera e propria sentenza di corte.

I topolini di campagna, si lamentavano i contadini, avevano causato danni ingenti a prati e campi, tali che la popolazione era stata costretta ad abbandonare il proprio paese. Il raccolto era stato così scarso che era insufficiente a sfamare la popolazione.

Ma fu probabilmente un’altra argomentazione dei contadini a convincere la corte: se i contadini non avessero avuto viveri sufficienti per sopravvivere, non avrebbero più potuto pagare le imposte…a questo punti i giudici aprirono bene le orecchie e si sforzarono di emettere una sentenza in tempi brevi.

Su richiesta dell’avvocato difensore – un cittadino di Glorenza – la corte decise che i topi dovevano lasciare per sempre il territorio dello Stelvio entro 14 giorni. Per facilitare tale singolare esodo, venne addirittura costruito un ponte sull’Adige per assicurare il libero passaggio dei topolini.



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