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LIBRO DETTO

STREGA

O DELLE ILLUSIONI DEL DEMONIO

del Signore Giovanfrancesco

Pico dalla Mirandola

nel volgarizzamento di Leandro Alberti

F. LEANDRO DELLI ALBERTI ALLI CANDIDI ET HUMANI LETTORI. S.





Non dubito che saranno alcuni, li quali non puoco se maravegliarano che non habbia servato, in trasferire di latino in volgare questa molto laudevole ed eccellente operetta dello illustrissimo e litteratissimo signore Giovan Francesco Pico prence della Mirandola e delli litterati unica Fenice, tutte le regole et osservationi della volgare grammatica notate dal leggiadro Fortunio, o dallo amenevole e gentile messer Marc'Antonio della età nostra delitie, figliuolo di quello preclaro lume delli dotti messer Giovantonio Flaminio, o per il sottile indagatore et osservatore della limata lingua messer Geronimo Claritio. Anchor forsi se meravigliarano perché non mi son sforzato di seguitare il dotto e curioso Sanazaro, o l'arguto e terso Bembo, o il candido e dilettevole Bandello, o il pulito e modesto Barignano, over il suave e copioso Philotheo, o il nitido e dolce Mazuolo, lo ingegnoso e chiaro Garisendo, o l'humano e piacevole Casio, overo qualchun altro de quelli elegantissimi homini, che hora in questa florida età, se ritrovano, così eccellenti nella latina lingua come nella volgare. Ma cessarano di meravigliarsi se considerarano qualmente ho pigliato cotesta fatica (chente che la se sia), cioè di fare parlare in volgare questo libretto detto Strega, più presto per il rozzo volgo che per li dotti homini. Il perché se io havesse voluto osservare tutte le regole et osservationi scritte da quelli consideratissimi huomini, anzi preclarissimi lumi del nostro secolo, non sarebbe così facilmente possuta essere intesa da quelli, conciosia che non è suto concesso ad ogniuno di poter andare a Corintho. E così per hora havemo lassato in qualche parte, in descrivere cotesta operetta, quel colto et ornato che ella meritava. Pur imperò se siamo sforzato di ridurla per cotal modo, che anchor alquanto serà aggradevole (se non mi inganno) alli coltori della polita e dolata lingua volgare. Dunque legga il curioso lettore detta Operetta, da cui ne pigliarà amenevole dilettatione, e non manco gustarà il dolce frutto. Conciosia che è piena di gran succo e di non menore dottrina. Valete, amantissimi Lettori.

?

F. LEANDRO DELLI ALBERTI

BOLOGNESE DELL'ORDINE DE PREDICATORI

ALLA MOLTO ILLUSTRE SIGNORA DELLA MIRANDOLA

MADONNA GIOVANNA CARAFFA PICA.





Essendosi scoperto l'anno passato, Illustre Signora, costì quel tanto malvagio, scelerato e maladetto Giuoco detto della Donna, dove è rinegato, biastemato e beffato Iddio, et anchor concolcata colli piedi la croce santa, dolce refrigerio de fedeli Christiani e seguro stendardo, e dove anche vi sono fatte tante altri biasimevoli opere contra della nostra santissima fede, il perché essendo stato intieramente investigato, e poderosamente conosciuto, et anchor proceduto giuridicamente dal saggio e prodo censore et inquisitore delli heretici, furono da lui consignati al giudice molti di questi maladetti huomini, il quale, secondo il comandamento delle leggi, li fece porre sovra di una grandissima stipa di legna e brusciarli in punitione delle loro sceleragini et ancho in essempio dell'altri. Hor così di giorno in giorno procedendosi per istirpare e sveglere cotesti cespugli di pungenti spine di mezzo delle buone et odorifere herbe de fedeli Christiani, cominciarono molti con ingiuriose parole a dire non esser giusta cosa che questi huomini fussero così crudelmente uccisi, conciosia che non haveano fatto il perché dovessino ricevere simile guiderdone. Ma ciò che dicevano di detto Giuoco, il dicevano o per sciocchezza e mancamento di cervello, overo per paura delli asperi martorii, e non pareva verisimile che fussero fatti dall'huomini tanti obbrobriosi vituperii et ischerni alla hostia consegrata, né alla Croce di Christo, né anche alla nostra santissima fede, e questo facilmente puotevasi confermare, perché molti di essi, prima havendolo detto, dipoi costantemente lo negaveno, il che non farebbono, se così in verità fusse suto fatto. Et oltra di ciò dicevano anchora molte altre cose per fortificare questi suoi biasimevoli ragionamenti, il perché di giorno in giorno maggiormente crescevano nel popolo simili mormorii: la qualcosa intendendo lo illustre prencepe signore Giovanfrancesco, de V. Signoria amantissimo consorte, homo certamente non manco christiano che dotto e litterato, sendo alquanto dubbioso di questa cosa, diliberò di vuolere intenderla molto intieramente, et con sottile investigatione conoscere così il fondamento, come tutte l'altre menome cose erano fermate sovra di esso, prima intervenendovi e ritrovandosi alle essaminationi di quegli avanti dello inquisitore, et ancho dipoi interrogandoli da sé a sé, a parte per parte, di detto scelerato Giuoco, e delli abominevoli riti, e profani costumi, et iscommunicati modi, e maladette operationi che ivi continuamente si fanno, e non solamente da uno di quelli ma da gran numero, e ritrovandoli accozzare insieme in quelle cose che erano di maggior importanza (benché in alcune menome cose paiono alcuna volta alquanto disconvenevoli, o sia per mancamento di memoria, o per inganno e frode del Demonio malegno), cioè esser sommersi in tanti sozzi vitii che non può la pudica e casta orecchia del Christiano udirle senza grave fastidio, sicome vero servo di Messer Giesù Christo et ancho sicome homo literato e dotto, per scoprire li aguaiti e nascoste insidie del Demonio e fare respiandere in ogni luogo la rutilante verità della fede di Christo, acciò che ciascun se debbia ben guardare dalle frode dell'aguto nostro nemico, et anchor per poterlo meglio in ogni luogo perseguitare, have pigliato l'aguto calamo e scrisse tre libri di cotesta ria, scelerata e perversa schola del Demonio, facendo disputare insieme con un certo festevolo modo duoi trastulevoli, ma dotti compagni, e dipoi essaminando una astuta strega, e facendo anchor al fin dare la sententia ad uno molto dotto giudice, con tanto ordine e con tanta varievole dottrina e dilettevole festa, che non può far il lettore, havendo comenciato di leggere, non lo seguiti di finire, sempre leggendo cose curiose, rade, dotte, dalle quali egli è tenuto fermo, e dipoi sempre sperando di ritrovarne anche dell'altre non men aggradevoli. Hor nel primo libro, o sia nel primo dialogo, dimostra come il Demonio malegno fece forza per insino dalli tempi antichi d'ingannare l'huomini con diversi modi, e quivi descrive tutti quelli maladetti modi che hora usano questi sciagurati huomini di questa iscommunicata compagnia chiamata del Giuoco della Donna, esser suto fatti anticamente, ma in diversi tempi. Il perché con molto studio, ritrova li cerchii, li unguenti, le resposte havute dalli Demonii, e li ragionamenti e la familiarità grande havuta insieme con essi, li viaggi per aria fatti da luogo a luogo, le trasmutationi, cioè che faceva apparere il Demonio fussero cangiati l'huomini in animali sanza ragione, et anchora in uccelli, e così dimostra tutte l'altri illusioni et imaginationi, che hora vi fa apparere in questo diabolico giuoco, esser stato fatte in quelli antichi tempi, e così tutte l'altre osservationi. Dipoi, nel secondo dialogo, fa parlar la Strega e raccontare tutto quello fanno nel Giuoco a punto per punto, e così le scrive intieramente come ho anche io udito colle mia orecchie. Ma egli è ben vero, che esso Illustre Signore, dove pare vi sia qualche dubitatione curiosa, la muove con gran delettatione delli spiriti gentili et anchor la chiarisce. E nel terzo dialogo anche risponde a molti dubbii nel prencipio; e poi, dopo molte interrogationi fatte alla perversa Strega, conduce con tanto ordine quelle cose, che ha narrato nel primo dialogo, de quelle favole dell'antichi e de quelle illusioni del Demonio, al proposito del scelerato Giuoco della Donna e della malvagia Strega, dipoi che l'ha fatte narrare ad essa ria femmina, e così dimostra esser vero, e non favole, quello che se dice di essa iniqua compagnia, e non solamente con il testimonio di essa Strega, ma con più testimonii. E conchiude che devesi tener esser così certamente, come si narra di detto Giuoco da ciascun il quale ama la fede di Christo. Egli è in verità molto laudevole opera et anche curiosa e dotta e non manco giovevole alla religione christiana. O dio vuolesso che fussero tutti e prencipi come è esso signor vostro consorte, cioè litterato, over tutti litterati huomini sicome è esso prence fidele, catholico, e vero christiano. Perciò che se così fusse, non se ritrovarebbero tanti vitii, né tanti scherni e vituperii fatti alla santa fede di Christo. O quanto si possono riputare felici quelli che amano il colto de Iddio, la dottrina, e le vertude, li quali sono sogietti al dominio di vostre signorie. Ma egli è imperò usanza, che di rado (sicome si suole dire) si conosce il ben quando se ha, vero è, che dipoi è perduto allhora grandemente è conosciuto, desiderato et ancho bramato. Retornare voglio al antidetto libro, fatto da esso molto dotto e vertuoso signore di V. S. dilettissimo consorte, con grande artificio e con non menore dottrina, in cui sono quattro che ragionano, cioè Apistio, Fronimo, Strega, Dicasto, tutti di nome greco. E questo è stato fatto da esso con grande ingegno, secondo era il bisogno. Conciosia che Apistio vuol dire, in latino, infidele, il quale ragiona con Fronimo, cioè con il prudente, da cui è ammaestrato della verità a puoco a puoco, dipoi fa parlare la Strega e malefica, e fale narrare tutto l'ordine del Giuoco, dove Fronimo accozza insieme le cose antiche con queste nuove a parte per parte, e dimostra non essere veruna differentia fra l'una e l'altra quanto alla sostantia, benché sia un puoco circa li modi che hora si usano. Fa poi dare la sententia a Dicasto, cioè al giudice. Dove veggendosi concluso Apistio, cioè l'infedele, dalla verità, e non havendo più verun luogo da fuggire, chiede gli sia mutato il nome dal giudice, et ello, vedendolo credere la verità, lo chiama Pistico, cioè fedele. Questo è quello che si contene in questi tre dialoggi. Il perché conoscendo io qualmente sarebbono assai aggradevoli essi dialoggi, non solamente alli dotti, ma ancho a quelli che non intendono il latino, ho pigliato cotesta fatica di volgariggiarli, non così ben da tutti intesi, acciò che chiunque amatore della fede christiana ne possa pigliare amenevole delettatione, e soavi frutti. Dipoi hammi paruto di donarli a V. S. Illustre, sicome a quella che so le sarà maggiormente aggradi, per esser opra che procede dal suo dolcissimo consorte, di tanta singulare donna degno, e voi non manco degna di tanto huomo, sicome sono consueto di dire. Dignarasi ancho V. S. di farne parte di questa nostra fatica alla illustre madonna Anna di V. S. figliuola, dolce consorte dello illustrissimo signore Antoniotto Adorno meritevolmente Duce di Genova. Perché so qualmente piacerano a sua Signoria coteste frutta, uscendone da quello eccellente albero del suo amantissimo padre. Attentamente dunque stian ad udire parlar, V. S. Illustre, in volgare benché rozzo, Apistio insieme con Fronimo, e dipoi la Strega, e Dicasto, li quali per insino ad hora hanno ragionato litteralmente, solamente dalli dotti intesi. Vale, Illustre Segnora. In Bologna nel zenobio di San Domenico, a dì primo di maggio del Mille e cinquecento ventitre.

?

DIALOGO DETTO STREGA

O SIA IL PRIMO LIBRO

DELLE ILLUSIONI DEL DEMONIO

composto dallo illustre e molto dotto

prencipe segnore Giovanfrancesco

Pico della Mirandola,

segnore e conte della Concordia,

volgarizzato dal Ven. P. F. Leandro dell'Alberti

bolognese dell'Ordine de' Predicatori.


Le persone parlano

Apistio, Fronimo, Dicasto, Strega.


APISTIO Fronimo, dimmi dove va colà così in freta, caminando per la piazza ove vendonsi l'herbe, tanta moltitudine di popolo.

FRONIMO Non lo so, ma andiamo anche noi un puoco, acciò intendiamo la cagione di tanto concorso, conciosia che puoco danno potrà essere la perduta di puochi passi.

APISTIO Non saranno puochi, se andaremo per insino al tempio, lo quale novamente è comenciato di fabricarsi ad honore della gloriosa vergine madre de Iddio, chiamata dalli miracoli. Conciosia che è discosto da quinci oltro di un miglio. E così mirando pare a me di vedervi costì alquanti de quelli venerandi religiosi dell'Ordine de' Predicatori, che sono huomeni molto dotti, li quali hora sono venuti quivi ad habitare per servigio di detto tempio. Il perché io istimo che tutti vadino colà quelli vediamo.

FRONIMO Drittamente, si come io penso, tu istimi, conciosia che, se non me inganno, ho veduto fra la moltitudine de' fanciulli esservi anchora li servi, li quali suoleno servire allo Inquisitore, che cerca e persequita li maghi, malefici, et incantatori. E li punisce segondo le loro malvagie e rie opere. Ma pur al fine, che cosa ci puotrà nuocere, se andaremo per insin colà? Anzi penso più presto di doverne riportare commodo e guadagno, se ben non fusse di gran momento, almanco di qualche cosa che serà a noi aggradevole, perché se puotrà computare in vece di vivande nel pranso, quando ritornaremo. E forse anchora serà molto più utile cosa, che non sapiamo, intendendo qualche nuovo secreto. Conciosia che a me pare, et ragionevolmente istimo, sia presa una strega, et ivi esser dove corre, per vederla, tanta moltitudine di popolo mescolato con li fanciulli.

APISTIO Habitano in questi luoghi le streghe? Oh, certamente non mi serebbe grave di caminare diece miglia, per vederle.

FRONIMO Hor su, se adunque non mai vedesti veruna, forsi hora sara' satisfatto alla tua curiosa voglia.

APISTIO Oh se pur accadesse, che io potessi ritrovare cotesto augello, da me con tanto desiderio cerco, e non giamai ritrovato in verun luogo.

FRONIMO Di quale augello ragioni tu?

APISTIO Della strega.

FRONIMO Tu giuoghi, eh, Apistio?

APISTIO Pensa pur che quello ho detto, l'ho detto non per giuoco né per iscrizzo, ma da dovero. Conciosia che debbia esser molto aggrado a ciascun huomo, ma maggiormente alli gentili e curiosi spiriti, di conoscere quello, lo quale non ha mai conosciuto la antiquità.

FRONIMO Dunque tu te affatichi di vuoler intendere quello, che non ha inteso veruno?

APISTIO Dunque istimi tu che io vogliammi persuadere di conoscere quello, che non mai hanno voluto confessare de havere inteso li huomeni grandi e molto litterati, e pur se l'haveranno inteso, non appare in verun luogo?

FRONIMO Che cosa?

APISTIO Lo augello strega. Benché già habbia letto:

Coll'ali infame la notturna strega.

Mestitia, augurio infausto, e danno espresso

Peggio ch'el bubo annontia, porge, et lega.

Anchor pur ho veduto nell'antiche maledittioni fussi nominata la strega, ma che cosa sia quella, e di qual natura, non si conviene. Et istima Plinio che sia una favola, quello che era scritto delle streghe, cioè che asciuccaveno colle labbra le pope delli fanciulli. E così confessa di non sapere di quale generatione de uccegli sia la strega.

FRONIMO Assai mi meraveglio, che sendo tu molto dotto nelli poeti, si come a me pare, tu non hai letto come era consuetudine nelli tempi antichi, di esser scacciato fuori delle porte et usci le streghe con una verga di spino bianco, e come hanno questa natura, che sono brammosi uccegli, con il capo grande, li occhi fermi, il becco torvo, e parte delle penne canute, con l'unghie rampinate, e per ciò così suoleno essere chiamate, perché hanno consuetudine di stridere nella spaventevole notte. Hor tu vedi il nome, la cagione di esso, la natura di quella, et anchora la figura, come egli è stata iscritta dalli antichi.

APISTIO Ben intendo quello tu racconti, ma forsi sono di diverse maniere e generationi coteste streghe, e di differente natura, conciosia che se dice come non succiano colle labra le pope di fanciullini, ma che beveno il sangue. Il perché così disse Ovidio:

Di notte ai fanciullini vola spesso

Empiendo il petto dell'innossio sangue

Da vitiati corpi a forza egresso.

Et egli è cotesto suto osservato per infino dalli heroici tempi. Quelle cose mi moveno, che sono venuti nelli thalami e camere delli Proci, o siano delli lascivi e molto libidinosi huomeni, così dicendo Ovidio:

Proca il dimostra quale sia questo angue

Ch'al quinto giorno depuo suo natale

Delle streghe già preda, forte langue.

Puoco il vagito fanciullesco vale,

Et chieder spesso agiuto alla nodrice,

Che è lacerato da questo animale.

Assorbe il sangue la strega infelice,

Sì presto, con la lingua insatiabile,

Ch'el soccorso opportuno esser non lice.

Non paiono a te cotesti officii fra sé delle streghe, tanto diversi, e non ti dimostrano varia et anchor contraria natura e conditione? Erano ragionevolmente da esser istimati quelli augelli misericordiosi, li quali facevano l'ufficio della nudrice, ma questi sono da esser reputati grandemente nocevoli e malegni, dalli quali sono occisi li fanciullini, havendoli bevuto il sangue.

FRONIMO Io te dirò il vero: a mi paiono più presto ciascuna di queste cose favole che altro. Ma pur se vi si ritrova qualche cosa di vero nella favola, io penso che non siano nati quelli augelli, né anchor che se ritrovano nelli versi. Perché quelli falsi titoli e versi figurano la vecchia nelli uccelli. Ma ben penso fussi fatto questo, con lo agiuto delli demonii iniqui e maledetti, cioè che li antidetti augelli hora apparevono in una forma della nodrice, et hora della insidiatrice. E questo maggiormente a me lo fa credere, perché il dimonio insegnò il giovevole rimedio contro delle incantationi e maleficii, per li quali erano ligate le menti delli huomini, con inganni e con bugie: dicendo se esser Giano, vuoleva che tre volte toccassino con l'arbuta fronda le porte et uscii, cioè con la fronda de uno albero simile al citrono, e tre volte segnando con detta fronda le pietre che sono sotto la intrata dell'uscio, bagnando la intrata con l'acqua, e commandava anchor se facessino dell'altre cose, che non erano sagre, ma anzi abominevoli sacrilegii e portenti. Benché anchor de quelle così se dica:

Se poi l'infanti per la notte oscura

Vessa, et il sangue esucca con l'esperti

Labri la strega et in tal modo se indura.

Così ne' tempi nostri hanno consuetudine di fare le streghe, quando se narra che sono portate al giuoco di Diana. Guastano nelle cune li fanciullini nuovamente nati, che piangono, dipoi incontinenti le dano li giovevoli rimedii. Li quali, si come a me pare, sono in loro arbitrio e possanza, di doverli dare. Imperò meritamente egli è derivato questo nome. Conciosia che queste crudeli e bestiali femine, le quali commetterlo tanta scelerità, anchor da noi, così come dalli antichi, convenientemente sono chiamate streghe.

APISTIO A mi pare tu te inganni, Fronimo, parimente insieme con molti altri, credendo esser vero quello che scioccamente dice il volgo, cioè che sono non so che feminuzze, le quali volano nella mezza notte alli conviti et alli delettevoli piaceri carnali delle Lemuri o siano delli spiriti della oscura notte; e che coteste feminuzze guastino con incanti li fanciulli.

FRONIMO Meglio potreste parlare, Apistio. Conciosia che non mai se debbe dire che coloro errano, li quali apertamente raccontano quello che hanno con l'occhio della ragione chiaro e manifesto non puochi huomeni ben dotti et amaestrati con la continua pratica, et anchor sono ornati de buoni costumi e vertuti.

APISTIO Io ti prometto, che non è mai stato possibile di essermi persuaso questo che tu dì, per cotal modo che l'habbia creduto.

FRONIMO Per quale ragione, non te l'ha possuto persuader veruno?

APISTIO Per questa: cioè che pare una cosa da ridere, come sia possibile, che fatto un cerchio et unto il corpo con non so che unguento, in un certo modo, et dette poi certe parole con un non so che mormorio, se congiungano dette femenuzze incontinente colli demonii infernali, e che cavalcano di notte sovra di uno legno detto gramita con il quale si suole rassettare il lino e la canova, overo saliscano sovra di una cavra o di uno becco o di uno montone e siano portate per aria, e che trapassino li spatii delli venti e ritrovanse alli canti e balli di Diana e di Herodiade, e che ivi giocano, mangiono, beveno, e pigliano lascivi piaceri. Pur voglio anchor aggiungere un'altra cosa, cioè che non se accozzano nel parlare, sì come ho inteso: conciosia che alcune dicono esser portate molto in alto per aria, et altre dicono appo di terra, alcune confessano di andarvi solamente con la imaginatione, e non con il corpo, e poi fermarsi sovra del lago di Benaco o sia di Garda, nelli altissimi monti. Vero è che molto mi meraveglio, che non dicano di essere fermate sovra della cima del monte Micala insieme con Thalete, overo su la cima del Mimante siano poste a caminare con Anassagora, il quale è un monte non guari discosto da Colophone da continue nevi assediato, da cui se conosce la tempesta debbe venire. Altre racontano de esser portate allo albero di Benevento detto la nuce, se ben me arricordo. Ma quale è la cagione, non si fermano più presto nel territorio di Arpino, più vicino (si come io penso) alla nostra regione, overo portate alla Querza di Mario, et anchor, se non le pare fatica di andare più discosto, perché non sono portate per infino nella Cheronea alla Querza di Alessandro? Dicesi anchora che hanno amorosi piaceri colli demonii, che non sono congiunti colli corpi, se io non erro. Ma dimmi un puoco, Fronimo, che toccamenti possono esser cotesti? Che piaceri? Over in che modo possono havere amorosi solazzi con questa vana e finta imagine le femine di carne? Ho letto, come le Larve, o siano le nuocevoli ombre della notte e dell'inferno, pigliano piaceri colli morti, et che combatteno con essi, e non con li vivi.

FRONIMO Dimmi, Apistio, se io sciorrò tutte le tue ragioni, sì come spero, consentirai?

APISTIO Io ti prometto di consentire.

FRONIMO Egli è certamente cosa da huomo ragionevole e di sano intelletto, di lassarsi muovere e guidare dalle ragioni, essempii, et dalle authoritati delli antichi, le quali già sono con comun sentimento confermate, e dipoi quivi fermarsi; ma molto maggiormente è opera di colui che è di grande ingegno, e che ha longo tempo rivolto li libri delli dotti huomeni. Donque, se io colle tue ragioni ti conducerò a consentire a quello de cui hora te ne meni beffe, che farai poi?

APISTIO Che farò? Vi metterò le mani.

FRONIMO Penso che anchora vi metterai i piedi.

APISTIO Ma non già nelli ceppi.

FRONIMO Deh, non ho già mai certamente pensato cotesto. Vero è che ben grandemente desidero tu intendi questo, acciò ne venghi nella mia oppenione: colli piedi e colle mani, sì come dire si suole.

APISTIO Io non rifiuto quello che speri e desideri, se farai quello che tu di' et prometti.

FRONIMO A me pare, per il ragionare havemo fatto caminando, che tu sei molto dotto nelli poeti delli gentili, et anchora assai sia ornato de philosophia.

APISTIO Il mio Fronimo, di questo hora non mi voglio dare il vanto, cioè che ben intenda li poeti, et sia dotto nelli parlari. Conciosia che egli è molto maggiore la cognitione a dovere intendere quelli, per cotal modo che soverchia le forze de colui, lo quale arrogantemente alcuna volta se la voglia attribuire, havendo puoco studiato in essi et havendoli puoca pratica. Il perché egli è grandemente necessario a colui vuole intendere essi poeti e philosophi, di conoscere et intendere non trivialmente e grossamente la lingua Greca e Latina. Et anchor egli è bisogno di havere ben intese li secreti e sentimenti extratti fuori del secretario della philosophia: delli quali sono ornati e ben vestiti li poeti, e maggiormente Homero. De cui ho udito che fu illustrato et addobbato con grandi Conmentarii da Aristotile et anchora dalli altri philosophi della dotta schuola. Anchor ho inteso che se sforzò il Plutarcho, con uno molto grande libro, di attribuire ogni scientia, ogni arte, e finalmente ogni cosa divina et humana, a quello cieco Homero. Il perché io nego essere in me quella cognitione perfetta, sì come tu di', ma non nego però essermi essercitato alcuna volta per piacere dell'animo mio in leggere quelli, sì come io cercassi la cognitione delle lingue, e così quasi leggermente bevendo qualchi amaestramenti giovevoli alli costumi, et anchora acciò non fussi riputato ignorante fra li amici e compagni, occurendo la occasione. Così, se non ho beuto largamente la philosophia, de cui se dice che è nascosta in detti authori, al manco (si come dire si suole) l'ho toccata e gustata con la sommità delle labra.

FRONIMO Io credo che tu sia condutto, non dalla arrogantia, né anchor dalla simulatione, ma solamente dalla verità. La quale vertù è collocata da Aristotele nel mezzo fra questi vitii. Imperocché dimostri di non esser ignorante, né anchor tu ti vanti di sapere ogni cosa. E così quelle cose hai detto della notitia e cognitione delli poeti non son discosto dalla verità. Conciosia che Platone et Aristotele sono pieni di testimonii di Homero, di Hesiodo, di Simonide, Pindaro, Euripide, e delli altri poeti. Il perché io dubbito assai, che tu sia molto dotto nella philosophia, de cui pare non molto intendi e dimostri di non sapere. E così ho istimatione che dimostrarai molte cose che sono da te già molto tempo congregate insieme nel fine de' nostri ragionamenti, le quali dimostri hora di non sapere.

APISTIO Io te dirò come sono alcune cose che qualche volta ci sono suto donate dalla natura senza veruno studio o siano vertuti, overo altre cose sì come prencipii delle vertude.

FRONIMO Non per questo sono mancato dalla mia oppenione, ma anzi hai tu posto in me maggiore dubitatione con cotesta tua risposta.

APISTIO Che hai tu detto?

FRONIMO Io ho detto, e dico, che ragiono con uno philosopho. Vero è che meglio allhora mi cavarò questa fantasia, pigliando prencipio imperò da quivi, cioè se vuoi promettere di respondere a quelle cose delle quali ho desiderio de interrogarti, per le quali havemo comenciato di parlare.

APISTIO Io prometto de responderti liberamente. Horsù, addimanda.

FRONIMO Dimmi, il mio Apistio, hai tu già mai letto in Homero che andasse Ulysse alli Cimerii?

APISTIO Si. Et anchora ho letto in che modo andò da quella gente, che stava nell'aria caliginosa, cioè che era senza via da potervi entrare i raggi del sole.

FRONIMO Dimme, s'el te piace, che cosa fece?

APISTIO Oh, assai cose.

FRONIMO Non leggiamo quelle parole di esso in greco, le quali hora le dirò in nostro volgare, così: Io fu' quello che cavai fuora allhora allhora il coltello della coscia e cominciai di cavare con il scarpello una fossa, alla misura di un gomito, indi e quindi, in cerchio; et anchora infundei li libamini, cioè li sacrifiai, colle umbre?

APISTIO Tu hai molto egreggiamente dechiarato il sentimento e non manco agevolmente isposte le parole.

FRONIMO Credo habbi letto non una volta, ma sovente, li giuochi di Diana, e li balli colle compagne Nymphe.

APISTIO Egli è vero, e tu non te inganni a punto.

FRONIMO Anchor io penso che tu habbi rivolto quelli libri, dove sono scritti li amorosi ragionamenti et lascivi sembianti de Anchise con la impudica Venere, e come fussero generati molti baroni nelli tempi antichi di cotesti fallaci et ingannatori Dei.

APISTIO Et anchora questo spesse volte ho letto.

FRONIMO Tu debbi saper come questi malvagi dimonii ingannaveno con meravigliosi modi quelli huomini che erano dediti alle opere rusticali e pastorali, sicome era communamente la vita di quelli li quali furono ritrovati nelli tempi heroici. Così anchora ingannò il demonio Peleo pastore, padre de Anchise, conciosia che esso, sicome disse colui, lassò la gregge delli porci, e l'armento non guarì discosto dalle mura, in una ombrosa valle, sotto la imagine della Thetide dea marina, così istimata dalle genti. Et acciò manco se accorgesse del frodo, gli fu insegnato da uno altro frodulento demonio uno delli capitanii greci, chiamato Proteo, con il quale pigliarebbe Thete madre de Achille, la quale dimostravasi in cento figure. Ma ben vedi e considera un altro frodo con lo quale grandemente ingannò: cioè che non dimostrava di vuolere commettere il stupro, né anche lo adulterio, ma finse di vuolere contrahere il lecito matrimonio. Lo quale con suoi versi egreggiamente cantò Hesiodo, sicome se vede nelle scritture de Greci. Il perché probabilmente dicemo esser da quivi dedutto, cioè dallo essempio di Hesiodo, lo Ephithalamio di Catullo. Il che anchora dimostra il tenore del verso, chiaramente demostrando quella antica facilità; et questo dechiara il continuo e sollecito studio di Catullo in seguitare li Greci, per cotal modo che ispresse le integre elegie di Callimacho, alcuna volta rendendo il sentimento et altre volte isprimendo le parole. Anchora ingannò per cotal via il demonio facilmente Paride, sotto figura di quelle tre Dee. Il quale, sicome scrisse Colutho thebano nel libro della presa di Helena, non solamente pasceva le pecorelle del suo padre, ma anchor li tori, e per tal modo se vestiva delle vestimente che pareva un rozzo pastore et ignorante bifolco. Le quali cose, ampiamente con sue scritture quello le recita. In questo modo fece invisibile il demonio quello Lidio pastore regale, con la inversa pala dell'anello, cioè con quella parte giace sotto la gemma e pretiosa pietra, ma rivolta, con la quale stuprò e commesse il peccato con la Reina. Il perché pigliavono li demonii varie e diverse figure alcuna volta delle Dee, che erano volgate, altre volte se formaveno in effigia delle terrestre Nymphe, e sovente rapresentaveno le figure delle Dee marine. E perché era creduto che se nascondessino con il suo ingegno sotto le unde dell'acqua, acciò puotessino esser vedute et più fortemente abbruggiare li cuori delli miseri e ciechi huomeni, stavano appo delli profondi luoghi dell'acqua dove di continuo per il rivoltare di quella, ivi si ritrova la candida spuma, et ivi pareva fussero appo delle nodrici, dove erano nudrigate da quelle. Anchora apparevano colle imagini finte di nuvoli, sì come favolescamente raccontano apparesse Giunone ad Issione, de cui fingono nascessi il supposititio Centauro. Così fingono di costui, cioè che Issione per pietà di Giove fussi trasferito ne cieli, e fussi fatto secretario di quello, et per questo ufficio, havessi ardire di tentare Giunone del stupro, la quale lamentandosi con Giove, vi mandò ad Issione una nuvola a similitudine di Giunone, con la quale giacendo Issione e credendosi di pigliare amorosi piaceri con Giunone ne ebbe li Centauri. Altri demonii apparecchiaveno prestigii, cioè false demostrationi, illusioni, et incantationi, colle quali ingannavano le genti e popoli, et inescaveno con doppia frode il rozzo volgo et anchora li dotti huomeni. E così non lassava veruno colore et imagine della divinità (la quale con diverse menzogne e bugie si sforciava di usurparla, et a sé attribuirla) con la quale non costringesse il rozzo et ignorante secolo a farsi adorare, et anchora le tirava con la lascivia. Conciosia che egli è certo, che anchora egli vergognasse Diana, la quale fingeva di amare la verginità, acciò forsi tirassi a sé quelli haveano in odio la sozza libidine: il de cui gioco havemo scoperto, in disprecio del demonio. E così sotto il nome della Luna (la quale senza verun dubbio chiamavessi Diana) raccontaveno fussi svergognata da Endimione; e da Hippolyto, sicome dimostra Firmiano, sotto il nome di Diana, il quale pensava pertenese a quel luogo e il nome di Virbio, cioè di due volte huomo, e la segge molto diligentemente cercata, dove se dovesse ponere, e le mani medichevoli di Esculapio che porsino agiuto alle piaghe, debbonsi credere fussero tutte quelle cose favole et illusioni delli demonii, e pur se vi fusse qualche cosa che paresse in vero fussi stata, il tutto se debbe pensare essere fatto per arte magica del demonio. Vero è che Esculapio al fine fu poi premiato con la mercede e premio delli incantadori, che è la miserabile morte. Conciosia che egli è narrato da tutti li antichi authori, qualmente fu occiso dal fulguro, benché siano varie oppenioni, per quale cagione e per quale sacrilegio fussi così crudelmente occiso.

APISTIO Dice Vergilio che così fussi occiso, perché resuscitò Hippolyto dalla morte. Non sai tu, che vuolendo Hippolyto fugire davanti da Theseo suo padre infuriato, lo quale cercava de ucciderlo sendoli falsamente accusato dalla madregna Phedra, et sendo salito sovra della carretta, e spaventati li cavalli per li mostri marini, sicome narra Seneca, cadendo fuori del carro per lo impito, e stracciato e morto, sendo ito nell'inferno, fu resuscitato e sanato da Esculapio? Vero è che dice Plinio, che così fussi percosso dal fulgure Esculapio per cagione di Castore e di Poluce, figliuoli di Tindare re di Oebalia.

FRONIMO In altro modo scrissero Panaiaso, Poliantho, Phylarcho e Thelesarcho. Anchor altri dicono per altre cagioni fusse occiso dal celestiale fulgure Esculapio.

APISTIO Deh, non ti sia grave di ramentare il tutto, imperò s'el ti piace, e tu ti ricordi.

FRONIMO Io son contento. Furono alcuni, li quali scrissero che così spaventevolmente fusse ucciso perché resuscitò Tyndaro, e non li figliuoli. Vero è che Staphylo dice non fussi resuscitato veruno da Esculapio, ma ben è vero che fu sanato Hippolyto che fugiva da Troezene, e così per quella causa fussi percosso e morto dal fulgure. Ma Polyantho scrive che così fussi ucciso, perché liberò li figlioli di Preto dalla sciochezza. E vuole Philarcho esserli ciò intervenuto perché agiutò li figlioli di Phineo. Ma fra quelli che hanno voluto resuscitasse i morti, alcuni di loro dicono che resuscitò molti di quelli che furono uccisi nella battaglia e guerra di Troia. Et altri scriveno che resuscitasse de quelli che mancarono nella guerra de Thebani. Egli è ben vero che non ci manca Telesarcho, che dice come fusse in tal modo percosso perché si sforzava di rivocare alla vita Orione, non lo resuscitò imperò. Anchor egli è molto manifesto quello che scrive Tertulliano, cioè che fussi arso dal cielo Esculapio perché biasimevolmente havea essercitato la medicina. E così ritroviamo molto maggior varietà nella narratione di cotesta cosa che nella morte di Romolo. Ma egli è ben vero, che ciascuno di loro è stato referito e computato fra gli Dei, benché costui fusse uno ladrone e quell'altro un mago et incantatore. Vero è che molto più mi maraveglio di quello de cui hora voglio raccontare: cioè che non ben pensassi li fatti suoi quel grande huomo, il quale era sostentato e tenuto con tante ispese da un certo gran prencipe ne giorni de nostri avoli, che se ubrigava di far vedere la guerra et anchor la battaglia de Ilio e di Troia e tutti li modi del combatter ivi se fece. E così, designando il cerchio, acciò demostrasi dovi andarono e combatterono Thelamonte e Peleo figlioli di Eaco, e dove Olysse, colli altri Troiani, fu portato dal demonio, e già più non comparse in verun luogo.

APISTIO Tu racconti meravigliose cose.

FRONIMO Sono certamente maravigliose, et anchor vere. Dipoi quello prence mandò in diversi e vari luoghi e paesi, et anchora per insino nella Germania, et anchora diroe questo: et dove non mandò per cercare quel huomo? Hor sendo pericolato costui, venne in cotesto nostro eccellente castello uno delli suoi discepoli, che lassò li vestigii delle sue malgradevoli e diabolice opere per infino alli nostri giorni. Conciosia che designava la imagine di quello che havea fatto il furto, e dimostravela a colui a cui erano stato robbate le sue robbe, nella inchestara di acqua, osia nella amola, con certi sacrilegii e superstitioni, et ivi le faceva vedere la figura, i vestimenti, con tutti i modi erano suto servati in robbare quella cosa. Io conobbi uno da lui manifestato, il quale havea robbato le amolette, cioè alcuni remedii contro li veneficii e contro de altri mali, et occultamente l'havea portato a casa e secretamente serrati nel cophino, non lo sapendo veruna persona. E mi ricordo del tempo nel quale lasciò dette soperstitioni e rinegò l'arte magica. Se caminassimo insieme diece giorni, pare a me, non sarebbono bastevoli da isprimere e ramentare quelle cose le quali ho osservato e notato delle manifeste insidie del demonio, né ancho serebbono sufficienti di puotere narrare li modi che osserva ello per ingannare l'huomo. Il perché meritamente è chiamato Satanasso. Conciosia che sempre fu, è, et sarà nemico dell'humana generatione, così in tutte le altre cose, come in questa, de cui hoggi havemo determinato di ragionare. Quanto al modo che dimostra di pigliare carnali piaceri, io te dico che quello lo vuole negare (sì come contrario a tanti dotti e savii huomeni, li quai dicono haverlo conosciuto da quelli che l'hanno isprimentato, et animosamente testificano di haverlo udito) è riputato stolto e pazzo da santo Agostino: il quale scrive con testimonii di continua fama, nel quintodecimo libro della Città di Dio, qualmente sono stato ritrovati sovente delli Selvani e perversi Fauni fastidiosi alle donne, chiamati dal volgo Incubbi, cioè che che se sforciano di conmettere la sozza libidine insieme colle donne, et che sono ritrovati di quelli che hanno havuto il suo desiderio, pigliandone amorosi piaceri con esse. Et anchor dice che sono alcuni altri demonii, chiamati da Galli Dusii, li quali di continuo con grande importunità tentano le donne per havere lascivi piaceri, e sovente ne deveneno al contento delli loro bramati desiderii, e cotesti da noi sono detti Folleti.

APISTIO Ti priego, seguita pur oltra.

FRONIMO Hor quanto pertenne al viaggio fanno per aria, credo che anchor habbia udito (ecceto se tu non l'haverai letto) come ne venne Abbare nella Italia, sovra di una volante saeta, da Pythagora, per insino dallo hyperboreo tempio di Phebo.

APISTIO Ne anche questo è da me nascosto, conciosia che l'ho ritrovato scritto da un certo philosopho platonico.

FRONIMO Se ben tu ti ramentarai queste cose, facilmente crederai le altri. Il perché tu debbi sapere qualmente comenciasse tutta quella Necyomantia di Olysse, dal cerchio, cioè quella arte di divinare mediante li corpi morti. E così facilmente puo' conoscere non essere cosa nuova questi figmenti e fittioni di fare li cerchi, ma anzi sono antichi prestigii e false delusioni, le quali anchora hanno cercato di seguitare li poeti latini. Conciosia che se finga Scipione cavare con il ferro la cavata terra, e tutte quelle altre cose che seguitano, ad essempio di Olysse. Quanto alli ragionamenti colle ombre o siano colli spiriti, io te dico che sono molto più antichi che fussero ritrovati da Homero. Il che facilmente quelli il posson sapere, li quali conoscono fussero ritrovati li versi di Orpheo per questa cagione, e conoscono come Homero ha seguitato quello non solamente in nominare Tyresia, ma anchora ha imparato essi nomi con gran sollecitudine, e con non menore osservatione. Il perché scrive Giustino martyre come furon composti e scritti li primi versi della Iliade, ad essempio delli primi versi di Orpheo, li quali erano intitulati di Cerere. E così con varii riti, costumi, et osservationi ogniuno desiderava e cercava di haver compagnia, familiarità, e ragionamenti colli morti, per cotal modo, che dipoi era detto come quelli scendevano giù nell'inferno. Il che narrasi intervenessi a Pythagora poi, longo tempo dopo Orpheo et Homero, e dicesi come vedesse ivi nello inferno l'anima di Hesiodo e di Homero, che eran tormentate per quelle cose haveano scritto delli Dei. E per questo se dice che fu grandemente honorato e reverito dalli Crotoniati, et anchora molto più perché raccontò di havere veduto esservi gravemente cruciati e martoriati quelli, che refiutaveno di pigliare amorosi piaceri colle sue dolci mogliere. Ma quanto a trapassare per il spazio dell'aria, io non so in che cosa dubiti, overo perché tu ti maravegli. Conciosia che, a me pare, non importa se bene misuri le penne delli venti con una saeta, o con uno scanno, overo con una cavra. Non se dice in qual modo fussi portato Pythagora o Empedocle, né in su uno carro da due rote, o da quatro, o da uno alato Pegasso, o da dragoni, o da olori, acciò seguitasse Venere, o Medea, overo fussi condotto con dui serpenti sotto il giovo, come conducevano Circe, o colli lioni a modo di Cybele, o colli lynci, ad essempio di Baccho, overo fussi trasportato in alto sovra Europe e la terra Asida secondo la consuetudine di Triptolemeo, accioché quello fussi portato lavoratore delle frutta e questo coltore della philosophia, ma in vero furono amenduoi ingannati da Pallade, cioè dalla astutia e malitia del demonio.

APISTIO Et io mi ricordo di havere udito narrare, se non me inganno, di Simone mago, il quale ebbe ardimento di vuolere andare per aria, imperò in sua malhora. Conciosia che, desiderando di vuoler salire sovra l'aria e fingendo di vuolere ascendere nell'alto cielo, e così sendo già portato molto in alto dalli demonii, per comandamento di Santo Pietro apostolo fu lassato venire con tanta freta giù in terra da detti malegni spiriti, che rompendosi tutte l'ossa fu spente della vita.

FRONIMO E forsi anche hai udito di non so che Ethiopi, li quali haveano in usanza di impore il freno e la briglia alli dragoni, e dipoi, seggendo sovra della loro schina, venevano in Europa. Così se dice esser narrato da Ruggeri Bacchone. Ma pur creda quello vi pare il prudente e dotto lettore di questa cosa, acciò tu non pensi voglia ramentare li voli di Dedalo, li quali, se non sono semplice menzogne, sono al manco creduti come frodi et inganni del demonio, et anchora io tacio in che modo sparve Apollonio Tyaneo, dalla presentia di Domitiano Cesare. Oltro di ciò, se tu confessi fossero appo delli antichi li spiriti incubi e succubi, cioè che si dimostraveno in forma e figura di maschi e di femine, donando amorosi e lascivi piaceri in modo di ciascuno sesso alli miseri mortali, per quale cagione non vòi credere, che siano anchora simili spiriti ne' nostri tempi? conciosia che cotesto se conferma con tali e tanti testimonii li quali io gli rammentarò, sel ti piacerà. Quanto all'unguento, io credo lo sappi, perché diffusamente ne ha scritto il syro Luciano e l'africano Apulegio, uno in greco e l'altro in latino. E così se ha queste cose iscritte da lui. Dunque che vuole dire così quello cophinetto e quelle tante busselette e quello olio di quella donna, de cui ne è fatto puoca istima nella sua conversatione? Dipoi esso medeme authore le dichiara, dicendo: incontanente fu unta dell'unguento, fu fatta agevole da volare. E dipoi soggionge: doppo puoco spatio di tempo, non doventò altro che uno corvo da notte. E così pareva a quelli, li quali guardaveno, overo fingevano di guardare, fussi divenuto un corvo di notte. Io non mai crederei, che veruno se potesse trasformare di una specie di creatura in una altra, o sia per virtù de alcuno unguento overo per incanto magico. Nondimeno vuolevano quelle streghe esser vedute ungersi con certi unguenti, acciò apparesse a sé overo alli altri che fussero trasfigurate e converse in una altra figura, dissimile dalla prima. E benché cotesto huomo dotto fingesse di essere trasmutato, non perhò dice fussi converso in uno uccello, benché havesse usato quella medeme medicina. Ma bugiardamente narra fussi tramutato in uno asino. Anchor dice che ebbe gran cordoglio quella femina, dubitando, per lo errore havea fatto in pigliare la bussoletta, che fussi cangiato Luciano in uno asino. Il perché dimostroe non essere varia la essentia della cosa, ma sì la imagine. Et ello con questo chiaramente il confermò e confessò, che sendo divenuto asino havea retenuto la mente e l'intelletto di Lucio. Et anchora non è da istimare che gli venisse in fantasia tale sonnio, cioè di trasmutare la forma, se non fussi suta chiara fama come coteste cose erano molto in usanza appo di quelle donne di Thessalia, e come elle molto se delettaveno et essercitaveno in esse. Non lo confermò anchora questo, quello platonico Apulegio, che poi lo seguitò? fingendo di essere prima ito in Thessalia, avanti fingesse di esser vestito di una nuova forma, sendo privo della prima? Se dritamente io referisco le parole di quello così dice: piglia anchora un puoco più dell'unguento e fatte etc. Et assai altre cose scrisse, nelle quali pare con tutti i modi quasi habbia voluto seguitare il Samosateno: conciosia che ha fatto mentione dello Thessalico mormorio, dell'olio trasformava di una forma nell'altra, e delli remedii delle rose contro di quelli incanti, li quali facevano ritornare l'huomo alla prima figura.

APISTIO Per qual cagione credi tu sia fatto mentione di quelle medicine di rose, le quali erano in agiutorio, e contra quelli incanti e frodi magice?

FRONIMO Se gli e pur cosa vera e giovevole in queste medicine, penso sia preso da Aristotele. Nelle opere de cui ho letto, che è riposto fra le meravigliose cose come è consuetudine che muoiono facilmente li asini per lo odore delle rose. Il che sapendo Luciano e Lucio finseno di mancare dalla forma dell'asino de cui prima haveano finto esserne figurati. Overo forse egli è quivi nascosta un'altra cosa magica. Egli è da sapere come già grandemente erano infamate le donne di Thessalia e di Thressa, che facessino delli veneficii, e dell'incanti, et anchora era detto che fussi condutta la luna e menata secondo le piaceva colli versi da quelle, e chiamate le fisse stelle del cielo, il che anchora era costume delli Sabini, sicome scrive Oratio, et oltro di ciò dicevasi fussero inspirate da Baccho, et erano chiamate Mimallone, cioè seguaci di Baccho, portando le corna si come faceva ello, et anchora erano dette Adonide e furiavano colle complicate serpe fra li thyrsi con illusioni magice et incanti e prestigii. Et erano tenute in tanto honore e veneratione, che vuolsi intrare nella compagnia di quelle la reina Olympia madre del grande Alessandro. Io istimo forse che quelle cose paiono bugie, puotrebbeno haver preso prencipio da qualche similitudine e colore del vero. Pare anchor cosa più probabile che havessono qualche accrescimento da detti prodigii e meravigliose opere de' demonii, non senza qualche vero fondamento della vera historia colorato et adombrato con molte vanitati e fittioni, che dalli sonnii: siccome è scritto da Synesio, il quale vuoleva havessono havuto le favole ante ditte, e così li altri, da essi sonnii. E certamente non sarebbe stato alcuno tanto brammoso di volgare e manifestare quelle cose che fussero havute e vedute ne sonnii, sicome vedute fuori del sonnio, colle quali fussero tanto tirati e sforzati l'huomini di meravigliarsi. O quanto sono li veneficii, maleficii, et incantationi ramentate, iscritte, e narrate così dalli Greci, come dalli Latini. Per ciò da Vergilio è detto di quella antistite e sacerdotessa della stirpe de' Massilli, la quale prometteva di sciore le menti delli huomeni colli versi, cioè di farli fare si come le piaceva, et di fare fermare l'acqua ne' fiumi, di fare ritornare a dietro li pianeti, e di chiamare, et fare venire a sé le notturne Mani, cioè li spiriti della notte. Anchora per questo se narrano le medicine et incanti di Circe, di Medea, di Canidia, e quelle altre generationi di veleni le quali conducono l'huomeni al pazzesco amore, chiamate da Theocrito siciliano philtre di Simetha, e così da lui scritte, lo quale seguitò Marone ne' suoi versi. Può esser che doviamo pensare che siano tutte queste cose finte, senza verun fondamento? Vero è che mi ramento d'haver letto nel Plutarcho quella favola, con grande ingenio e sagacità ritrovata, di Aganice di Thessalia, la quale narra come conduceva a sua voglia la luna. Ma così era la verità, che quella, conoscendo la cagione che la luna hora era ritonda, hora cornuta, et hora più non se vedeva per la interpositione della ombra della terra fra essa et il Sole, con finte parole e con assai persuasioni, dava ad intendere alle donne di Thessalia, le quali non intendevano simile cosa, come le conduceva in quel tempo la luna in terra sicome le piaceva. E così dicono havessero principio l'altri favole da simili finte opere, overo da grande astutia e saggacità. Il perché fu uno greco chiamato Palephato, se ben mi ricordo, il quale se sforzò di dimostrare con grande ingegno in che modo havessono la maggiore parte delle favole fermo fondamento dalla historia, et anchora sforzosi di dimostrare come di poi fussero suto sovente ampiate in maggiore cose esse favole fondate sovra di essa verità dalla falsa fama del rozzo vuolgo. E così credo io scrivesse Vergilio quel verso:

La dotta carta teste è di Palephato.

Veramente egli è molto chiaro qualmente o che l'huomeni erano tramutati colli incanti e veneficii in diverse figure, sia come bugiardamente et anchora scioccamente parlaveno alcuni, overo che apparevono così. Il perché pare non se ne possi negare senza qualche stoltitia che almanco quelli non paressono a se o ad altri essere simile cosa. Non ti raccordi di quello che tanto chiaramente se dice delle figliuole di Preto? cioè che impirno con falsi mugiti e voci di animali li campi? et haver havuto paura dello aratro, et anchora haver cerco le corna nella leggiere fronte? Così è narrata cotesta favola: come furono tre figliuole di Preto, le quali, sendo già nel fiore della gioventù e conoscendole esser bellissime, intrando nel Tempio di Giunone, spreggiarno la Dea Giunone, riputandosi esser più belle di quella: per il che adirata la Dea vi misse tale follia in esse, che le pareva fussero divenute in forma di vacche, il perché havendo paura di portare e conducere lo aratro, fuggirono nelle selve. Così narra Vergilio, con il testimonio di Homero, ma Ovidio dice in altro modo, cioè che così divennene nel furore e pazzia, che gli pareva di esser doventate vacche, nella Isola di Chea, perché haveano consentito a quelli haveano furato alcuni animali dell'armento di Hercole. Le quali, dipoi, furono redutte a sé, et vi fu illuminata la fantasia da Melampo, sicome fu Lucio con la rosa, ma dicono alcuni altri, che furono sanate, e ritornate alla prima figura da Esculapio; sia come si voglia, così egli è narrato variamente. Vero è o che intrassino in simili furie e pazzie, o fussi per ira, o per opera del Demonio, overo per qualche corporale infirmità, ritrovò l'antichità a quelle giovevoli e diversi rimedii. Ma tu debbe sapere come hebbero li Demonii varii e diversi modi, et anchora continui, de ingannare li huomeni, in quelli tempi, nelli quali tenevano lo imperio quasi di tutto il mondo, e non solamente per li sacerdoti, et antistiti delli Tempii, e per li oracoli e resposte delli idoli et imagini, ma anchora ingannaveno per mezzo de alcune donniciuole inspirate dal falso Pithia et fraudolente Apolline. E così per cotesti modi conducevano gli huomeni a stare stupefatti e maravegliosi delle loro operationi et inviluppavono quelli nelle precipitanti rovine delle sceleritade, sotto colore della sagrata religione. E perciò pigliavono varie forme e diverse figure. Così se può vedere e considerare Protheo figliuolo dell'Oceano appo de quasi tutti i poeti, lo quale se demostrò in forma di varii simulacri e figure, sicome dice Vergilio con lo testimonio di Homero, cioè che subito fu fatto horrendo porco e furiosa Tigre, squammoso dragone, et una lionessa con la fulvante e gialda cervice, e molte altre cose ramentano a lui, che lasso per brevità. Dimostra anchora Philostrato con alquanti dialoggi, qualmente appareveno quelli eccellenti Baroni, che furono occisi ad Ilio, al Vinitore. Così anche si ramenta in che modo apparesse ad Apollonio Tianeo una fantasma overo apparente figura della Empusa, cioè di una certa generatione di Larve, o sia spaventevole imagine avvotata a Diana, che vano, sicome se finge, con uno piede, e convertonse in varie figure, et alcuna volta, incontinente che si sono rappresentate, spareno e più non se vedono. Anchora dicesi come havesse conversatione una Larva, o sia Lamia, sotto colore di honorevole matrimonio, con Menippo Cinico, ma non già con quello, il quale seguitò Varrone nelle Satire. Conciosia che quello Licio è molto più antico di cotesto altro Menippo. Benché so che tu intendi quello significa Larva, pur anche io il voglio ramentare per parere di saperlo, et anchora per ramentarlo, se così hora hora non te occorresi. Sono Larve nuocevoli ombre dello inferno, overo ispaventevole scontro della notte, e le Lamie erano chiamate alcune imagini e spiriti molti brammosi de lascivi amori e sozzi piaceri, et anche grandemente desideraveno di mangiare l'humana carne. Vedi mo che favole erano coteste. Pur dimmi Apistio mio, non paiono a te coteste cose che havemo narrato disopra molto simili a quelle delli quali longamente dicesi delle malvagie streghe della nostra etade?

APISTIO In verità a me paiono quasi simili. Il perché hora occorrono a me quelle parole dell'antica favola, cioè Larva, Lamia, et incubi con quello verso di Ausonio:

Nota è la strega in cune de fanciulli

con quella donnesca sceleragine".

FRONIMO Hor più oltre, ramentiamo pur dell'altre cose, acciò se possa donare egual giudicio e giusto, senza punto di menzogna. Credo che tu sappi qualmente sono scritti infiniti versi delli veneficii et incanti, delli liquori e bevande, delli pharmaci e medicine, et anchor sono cantate favolesche voci, e le nenie marsice, cioè le favole de' Marsi. Ma tu debbe sapere come sono iscritte e cantate con una certa metaphora e similitudine quelle cose che così se leggono, cioè che l'huomeni, li quali remigaveno, grunisceno colli porci per le donnesche lusinghe, e che bruggiasse Hercole sendo unto con il sangue di Nesa, e che fussero instillati li amori colli veleni di Colcho, conciosia che chiaramente se conosce fussero significate e manifestate le scelerate compagnie e prophani modi della sozza e nefanda libidine, coll'antidette osservationi e canti. Vero è che voglio tu intenda, come non erano imperò detti incanti né anchora dette representationi sofficienti di spaventare veruno, ma solamente pigliaveno e paventaveno quelli che vuolevano. Il perché narra Homero qualmente Olisse assaltò Circe incantatrice, non con il dolce baso, ma sì con l'aguto coltello. Il quale, così come non fu preso dal cieco amore, così anchor non fu inviluppato dalli incantamenti. Li quali non nuoceno senza malegna sottilità delli demonii. Legano quelli che vuoleno; et accioché vuoleno usano varie arti e diversi modi. Pigliano il rozzo volgo con la sozza libidine, e colli dilettevoli et lascivi piaceri, e tirano a sé quelli che sono dediti alla vita civile colle ricchezze e con la dovitia, e pur anchor altri ne conducono a suoi voti, benché puochi, con le promissioni e con la esca della gloria e dell'honori, cioè quelli che se sono dati alli studii della philosophia. Ma quanto pertene alli conviti, attendi ben: se dirò, come quelli in parte sono veri et in parte imaginationi et illusioni, non però sarò discosto né disconvenevole dalli antichi scrittori. Conciosia che ritroviamo iscritto da Herodoto della Mensa del Sole, e da Solino essere istimata quella una cosa divina. Così ritroviamo nella Vita di Apollonio Tianeo, il convito della sposa di quello, la quale era riputata una dell'antidette Lamie o delle Larve o delle Lemure, e leggiamo ivi, come sparbino li vasi parevano di oro e di ariento che erano su la mensa. Et in cotal modo apparevano i demonii all'huomeni sotto varie imagini e figure, chiamate da Philostrato Empuse, e Lamie, e Mormolichie, o siano Larve. Già puoco avanti havemo dechiarato che cosa siano cotesti spiriti et ombre. Ma quanto alle Lamie, ritroviamo in Esaia propheta il luogo delle Lamie, dove fa mentione del scontro delli demonii sucubi, cioè de quelli che se dimostrano all'huomeni in figura di femmine e così dano lascivi piaceri alli maschi, et istimano costoro che siano le Lamie di humana effigia dal mezzo in sù, e dal mezzo in giù dicono come rapresentano una certa bestiale figura. Alcuni Hebrei altrimenti scriveno, dicendo come se intende per le Lamie alcune ombre e spiriti furiosi, benché sia fatta mentione nelli Treni di Geremia propheta delle mamme, overo pope, della Lamia. Ma altri istimano sia derivato cotesto nome dal laniare e spaccare, et alquanti dalla lama, che vuol dire voragine, o ispaventevole profondità. E de quindi credono sia derivato quel detto di Horatio:

Ne traggi il fanciul vivo de pasciuta

Lamia, del ventre.

Anchor narrasi fussero già condutti nel spettacolo da Probo Cesare molte Lamie. In qual modo e figura fussi quella che ingannò Menippo, non si può facilmente così da altro luogo conoscere quanto da Philostrato. Il quale narra come fu ingannato esso Cinico da quella Lamia, quando ella fingeva di pigliarlo per marito e di pigliare amorosi piaceri con quello. Parimente io istimo fussi uccellato e schernito Apollonio, quando era pregato da quella non se incrodelisse nelli tormenti. Così era ingannato, perché istimava essere le Lamie molto facile a dovere amare l'huomeni, e dipoi pensava che grandemente brammassino di havere amorosi piaceri con essi, e non manco dipoi credeva che mangiassino le carni humane. Ma, il mio Apistio, io te chiarisco qualmente non sono tirati i demonii dalle brammose voglie de amorosi piaceri, né condutti da desiderii libidinosi, ma sono condutti dalla malgradevole invidia a dimostrare coteste cose, acciò rovinino e mandano nel precipitio delli peccati l'humana generatione, et al fine la conducano nella infernale dannatione, dove essi sono confinati in perpetuo. Et acciò ben intendi, infiammano cotesti scelerati spiriti li miseri mortali, cioè quelli imperò che si lassino ingannare, con una certa fiamma occolta, ma non sono essi infiammati da quelli, il ché intese il poeta Vergilio quando disse: Inspira in essi uno occolto fuogo. Conciosia che mi arricordo che fu narrato dalla strega, che quando se appresentava il demonio alli sentimenti suoi in diverse e varie forme, havea in usanza di conoscerlo e di discernerlo dalli veri animali delli quali ello havea pigliato la forma, in questo modo: le pareva che vi intrasse nel petto un certo calore et una certa fiamma, per la quale era certificata come quello era il demonio. Anchora narrava qualmente era apparechiata alla spreveduta una fiamma di fuoco, sicome le pareva, nel giuoco dove convenivano tutti avanti la Donna, o sia avanti del Demonio che se presenta in forma di ornatissima Reina, con la quale fiamma diceva che incontinente se coccevano le carni se magnono, sendole mostrate ad essa fiamma. Non brammano li demonii il sangue humano, né anchor desiderano le carni per mangiare, ma il tutto operano e procacciano acciò conduchino l'anime e corpi delli miseri mortali nelli sempiterni tormenti. La qual cosa io so che egreggiamente intenderai, quando udirai parlare Dicasto. Il quale, se ben vedo e non me inganna l'occhio per il longo spatio, a me pare già sia alle mani, a combattere con la strega.

APISTIO Ben ben, Fronimo. Tu me hai giunto. Benché a me paresse di disputare con uno degno e nobile cavaliere, perché io te vedo vestito con quelle civili et egreggie vestimente e cinto di una molto ornata spata, ma non credevo già di disputare con uno che intendesse tanto eccellentemente li nascosti sentimenti delli poeti, historici, philosophi, et anchora delli christiani theologi. Il perché, conoscendo io la tua sufficientia, ti priego vogli tu per tal modo adaptare in cotesta parte che ci resta del viaggio, che puossi seguitare il già comenciato ragionamento; et anchor puossi dimostrare dell'altre cose, con il secondo ditto, sicome già hai fatto quelle prime con il primo, sicome se suole dire: cioè con tanta facondia, sottilità, e dechiaratione che possono intrare in me ben digeste e dechiarate, sicome l'havesse io ben poi mastigate. Hor non perdiamo tempo, ma te priego seguita, la già comenciata disputatione.

FRONIMO Sarebbe bisogno di molto più dotto di me, et anchor sarebbe necessario di non puoco e breve viaggio, ma di longo riposo in dovere satisfare alle tue humanissime petitioni. Nondimeno pur mi sforzarò di satisfare a te quanto potrò. Certamente sarebbe vile e privo di ogni civilità, se io non essaudisse le gratiose et anchor honeste addimande di colui de cui ho già conosciuto per le sue resposte che grandemente desidera e bramma de intendere la verità. Dunque seguirò la già comenciata disputatione, e ramentarò quelle cose paiono siano accomodate a quello avanti dicevamo, quanto imperò ci concederà il breve spatio del viaggio. Già havemo detto molte cose et hora voglio rispondere a quello tu dicesti, cioè che pare non se accozzano le streghe insieme nel narrare le cose fatte ad esse dal demonio e pare non se convieneno in referire quelle cose del loro scelerato giuoco, ma che una dice in un modo e l'altra in altro modo. Io ti rispondo che cotesto può intervenire o dalla paura o da mancamenti di memoria: perché communamente sono grosse de ingegno e contadine della villa. Anchor se può cagionare et incolpare la malitia del demonio, il qual inganna, ma non tutto in un medemo modo. E questo facilmente se può conoscere nell'antichi prestigii et illusioni. Conciosia che egli è altra generatione de incantationi nello Eussino, altra nella regione taurica, et altra maniera nella Italia. E se ben considerarai, conoscerai non esser simile totalmente quella Pharmaceutria di Theocrito a quella de cui parla Vergilio, cioè non è simile l'arte de veneficii et incantamenti una con altra. Anchor pare intervenisse il simile nelli oracoli e responsioni. Perché altre erano le resposte date per le femine inspirate dalli malegni demonii, et altre erano quelle havute per le aperture e voragini della terra, et altre anchora quelle che erano pigliate dall'huomeni per li sonnii nelli tempii. Il perché alcuni dormivano nel tempio di Pasiphea, e li medici calabresi anchora essi haveano consuetudine, con li Dauni, di riposarsi appo del sepolcro di Podalirio, il quale Podalirio fu figliuolo di Esculapio, e fu eccellente medico. Anchora è manifesto come solevano giacere assai persone nel tempio di Esculapio. Il che non solamente fu osservato nelli tempi heroici, ma anchora per insino alla età di Antonino, de cui racconta Herodiano che andò a Pergamo per l'antidetta cagione. Anchora leggiamo qualmente havevano consuetudine li oracoli di dare responsioni per il mezzo di intiere statue, et anchora per mezze statue, e mediante anchora le colombe, o fussero quelle veri augelli, o fussero femine di simile nome non lo so, ma ben so per detti modi revelaveno le cose occolte et annontiaveno quelle doveano venire. Anchora assai auttori narrano come erano fatte simili cose nella India per il mezzo dell'alberi, et in Dodone, sicome raccontò Alessandro Magno. Erano anchora altri, li quali, subitamente intrandoli sopra un certo furore, narraveno maravigliose cose. E così ritrovavonsi cotesti et altri milli modi, e diversi l'uno dall'altro, da revelare li secreti et annonciare le cose da venire. E come erano diverse specie e generationi dell'augurii, e diversi li modi del scelerato rito da manifestare le cose occolte e da annontiare le cose doveano venire, così erano diversi i sacrificii, colli quali sagrificaveno, e anchora diversi i modi di esso scelesto, prophano et essecrando sagrificio. Anchora erano diversi li incantamenti delli antichi, e non manco sono varii nella nostra età, e non manco sono fatti con altri scelerati costumi e modi, che solevano fare quelli antichi Romani. Sono narrate alcune cose dall'antico Catone nelli libri Della agricoltura di tanta sciocchezza, che retrovansi puochi le possono leggere senza gran riso et ischerno. Nondimeno furono imperò iscritte da uno huomo Romano, il quale fu censore e triomphatore. Ma quanto al moto, cioè in che modo siano portate dal demonio, e quanto al luogo dove sono fermate, tu non ti debbi meravegliare. Conciosia che quella cosa che è con il suo ingegno bugiarda, fallace, et ingannatrice, egli è quella sovente de più modi e di varia natura, ma quella che è verace se accosta alla semplicità. E cotesto è facile da vedere in quelle cose che havemo ramentate, e non manco anchora se può conoscere nelli figmenti e favole de poeti, come sono fra se varii et anchor contrarii. Et anche spesse volte questo se ritrova nelle narrate historie: il perché sovente se ritrova una cosa scritta in duoi e tre modi, et anchor qualche volta in più, uno contrario all'altro; e se pur non serano contrarii, al manco seranno diversi e varii. Il simile interviene anche nelle oppenioni de' philosophi e nelle responsioni delli savii iureconsolti, e dottori delle leggi così pontificali come imperiali, conciosia che se ritrovano varie oppenioni circa una medema cosa. Ma non mai imperò se ritrova questa cosa nelle scritture de' theologgi, eccetto che in quelle cose le quali sono communi così alli poeti, come alli philosophi. Ma in quelle cose, le quali propriamente pertengono ad essi theologgi, cioè nelli commandamenti de Iddio, e così nell'altre cose che pertengono alla fede catholica et alli costumi, che sono necessarii alla salute nostra, non vi si ritrova veruna dissensione, ma sono da tutti narrati e dechiarati con grande concordia e consonantia, et in uno medesimo modo. Vero è che'l demonio, malegno amico della dissensione, così come è bugiardo et ingannatore, così è vario e versipelle, acciò dica meglio: il quale vocabolo, segondo li studiosi della lingua latina, è cavato fuori da quelle favole delle quali già avanti parlassimo, per il cui inganno dicevansi esser trasmutati l'huomeni nelli lupi. E così come ingannava Pithagora, Empedocle, Apollonio, e l'altri antichi philosophi, di simile generatione, con il colore della dottrina, (il perché usava cotesti laciuoli, e cotesti modi, colli quali facilmente ve li puoteva tenere ligati) e così come anchora già tirava a sé le donneciuole con il mangiare, bevere, imbriagare, e con li lascivi e carnali piaceri, così anche hora tira similmente a sé l'huomiciuoli e donniciuole con simili piaceri, li quai, come chiaramente se vede, furono sprezzati da molti philosophi. Ma quelli philosophi conduceva con molti modi a farsi adorare, cioè o con il colore della sapientia overo con la superstitione della falsa religione. Conciosia che per havere e' gradi della cognitione e per ottenere la dottrina, facevano essi orationi e laudevoli hinni alli oracoli overo alli tempii delli falsi Dei. Per le quali cose gli pareva de impetrare la cognitione delle cose che doveano venire, et anchor parevali di ottenire di essere portati per aria in diversi luoghi. E così sendo fatte queste cose con lo agiuto del demonio, quelli lo atribuivano ad una certa cosa divina, che pareva fussi ne' detti huomeni. In che modo altramente haverebbono possuto vedere li discepoli di Pithagora esso suo precettore disputare hora nel Taurominio di Sicilia, et hora nel Metaponto, in così puoco spatio di tempo? Per quale via sarebbe caminato per aria Empedocle, et anchora in che modo così presto sovra della saeta sarebbe corso Abare, per il ché fu chiamato Atrobate? Colui grandemente se inganna, chi crede che Apollonio conoscesse assai delle cose doveano venire, et che lui comandasse alli demonii et quelli l'ubbidisceno per paura havessero di lui. Fengeva il demonio astuto e malvagio di essere martoriato da lui et anchora di essere sforzato, accioché, sendo quello inescato sotto colore della finta divinità, dipoi più fortemente se accostasse all'altre cose e totalmente rovinasse nelli peccati. Il che facilmente, s'el ti piace, il puotrai conoscere dal fine che seguitava. Sforzosi di fare uccidere primieramente Pithagora nella seditione, e dipoi di farlo tagliare in pezzi. Amazzò Empedocle nel vergognoso letto, lo quale havea condutto a tanta sciocchezza che credeva di havere ottenuto la divinità. Il perché ei diceva alli compagni qualmente se dovevano allegrare, conciosia che non sarebbe più huomo mortale, ma doventarebbe Dio immortale. Imperò cosi scrisse quello in greco, ma io lo voglio ramentare in volgare: remanetivi in pace, conciosia che io sono a voi Dio immortale e non più mortale. O che morisse con questa morte, overo di quella de cui scrisse Democrito Troegenio, quando diceva qualmente ello pendeva, overo se era attaccato, ad uno cornale con uno lacciuolo al collo, egli è da pensare, che'l passassi di cotesta vita per instigatione et per persuasione del demonio. Anchora non si contentoe di quello inganno et illusione, ma anche diceva come già era passata l'anima sua per diversi corpi, con queste parole grece, le quale volgarmente le dirò così: Già io fu una fanciulla, et un fanciullo. E così al fine fu condutto alla morte colle voci delli demonii, e con il spiandore delle fiaccole, sicome racconta Heraclide. Forsi anchora ne condussi Apollonio nel sempiterno supplitio con l'anima insieme con il corpo (la quale morte non pare che sia indegna alli maghi et incantatori) conciosia che variamente egli è narrata la morte di esso: perché sono alcuni che dicono come morì in Epheso, altri scriveno che morì in Creta, et alquanti altri vuoleno mancasse in Rhodo. Vero è che non era in piedi il vodo sepolcro di quello ne' tempi di Philostrato, benché fussi adorato e reverito per dio da alcuni stolti e pazzi. Il quale scelerato costume, sicome l'altri frodi del demonio, mancò et hebbe fine fra puoco spatio di tempo. Così anchora poi lo avenimento di messer Giesù Christo, vero Imperadore di tutto il mondo, mancarono tutti li oracoli, resposte, e domestici ragionamenti delli idoli et delli falsi Dei: nelli quali era inviluppato e strettamente legato quasi tutto il mondo. E così quello, il quale apertamente e publicamente dava resposte per li oracoli, per li idoli, e per li altri modi, hora scioccamente parla per le oscure caverne, desiderando li lascivi e carnali piaceri, li quali hora sono vergognosi, che allhora alle genti erano gloriosi. Il perché fu scritto quel parlare:

Dignate, Anchisa, del Paphio coniugio.

E non solamente furono quelli lascivi piaceri gloriosi e di grande reputatione ne' tempi heroici, ma anchor nella età di Alessandro e di Scipione: alli quali fu attribuito cotesta gloria, che erano istimati da molti figlioli di Giove. E questo molto maggiormente è manifesto per le historie che io possa con ogni diligentia raccontare, cioè che era creduto che il demonio che se faceva chiamare Giove in figura di serpente havesse havuto amorosi piaceri con la madre di Scipione, e con Olympia mogliere del re Philippo. Et erano in tanta oscurità di mente che credevono fussi Giove dio. E così in cotesti e simili modi tirava ne' peccati quelli che erano lascivi, libidinosi, e carnali, meschiandoli imperò anchora qualche colore di superstitione. Anchor così inescava quelli li quali desideraveno e brammaveno la gloria et eccellentia delli honori mondani, li quali sendo fra li mortali et havendo pronontiati le cose da venire per la conversatione e familiarità continua haveano havuto colli demoni, anchora similmente dopo la morte pronosticaveno. Il perché favolescamente narrassi di Orpheo, come sendo vivo fu riputato profeta, et dipoi sendo morto, se dice come dava anchor resposte. E dicesse anchor qualmente, sendoli tagliato il capo dalle donne di Thracia, andò esso capo nel Leibono, et ivi habitò in una spaventevole ruppe, vaticinando e dando responsioni per li spiracoli et aperture della terra. Portaveno anchora in volta li oracoli di Amphiarai e di Amphilocho vati e divinatori, sendo anche egli vivi, et il simile fecero doppo la morte. Il che forsi grandemente desiderò Empedocle, quando vuolsi esser riputato dio immortale. Favolosamente anchor raccontano come essercitaveno la militia e la guerra li reggi dopo la morte, e facevano battaglia, e combattevano, et che andaveno a cacciare li animali e l'uccelli, et cavalcavano, sicome narraveno di Rheso re di Tracia, che cavalcava in Rhodope. Oltra di ciò dicevano, come non solamente se eccitavano et se rappresentaveno le anime de quelli, con l'opra delli cerchii e delli sagrificii ramentati da Homero, ma anchora spontaneamente, e con alcuni patti, in quel modo, sicome scrive Philostrato, se appresentassi Achille al Tianeo et al vinitore Protesilao, coll'altri capitanii fecero battaglia con Priamo. Vero è che la faccia, i volti, i costumi, e li atti, e gesti de quelli, perché sono di altra maniera, e molto diversi, e varii da quelli, che sono iscritti da Homero, e perché sono anchor dissimili da quelli che narrano l'historie di Darete phrigio e di Ditto cretese te insegnano quanto siano li inganni delli demonii, e le bugie, che hanno posto nella cognitione, et anchor ti dimostrano li nocevoli deliramenti e pazzie meschiate colli buoni costumi. Perilché, se il demonio ha uccellato e beffato, et ingannato per questi modi quegli li quali se istimaveno savii e dotti, credendo le cose contrarie e totalmente dalla ragione discoste, quale è la cagione che tanto grandemente tu ti maravegli di udire e di vedere molte cose varie, diverse, sciocche, e pazze, e contrarie l'una dell'altra, nelle streghe de nostri tempi? Ma anzi maggiormente tu ti debbi meravigliare di quella eccellente sapientia e possanza di Christo, la quale talmente ha operato, che quello havea persuaduto il demonio malegno e perverso, inanti lo avenimento di esso, a tanti reggi, oratori, e philosophi delle genti, sicome cosa eccellente e molto meravigliosa e degna d'ogni sapientia, hora a pena il possa persuadere ad alcuni huomiciuoli e donnicciuole, cioè che lo adorano, lo reveriscono, l'honorano, e faciono quelle cose che gli comanda, e così per questo modo tu ti debbe maravegliare, che quello, che già era fatto publicamente in tutto il mondo, et fra tutte le generationi, sicome cosa honorevole e gloriosa, che hora sia fatta nelli piccioli e stretti cantoni da puochi secretamente e con ignominia e vergogna. Ma voglio che tu ben consideri una cosa de divina gloria, fra le altri, cioè che gli è tanto sodo, fermo, e stabile il fondamento della triomphante fede de Christo, che non vuole il demonio perverso e malegno vi vadino alle sue scelerate congregationi e radunamenti, né anchora vuole che conversino con lui le streghe, se prima non renegano la santissima fede di Christo e spreggiano li sagramenti della sagrosanta Romana Chiesa, e conculcano colli piedi la consegrata hostia. E così, in questo modo, comanda quello scelerato nemico de Iddio a chiunque vuole entrare nella sua profana, maledetta, e perfida compagnia, che abbandonino, spreggino et ischerniscano la nostra santissima religione christiana, imperò non si può accozzare né convenire insieme la bugia e falsità con la verità, né le tenebre et oscurità con la luce, né anchor la superstitione con la religione. Io credo, il mio Apistio, che hormai tu ti sia assai certificato e chiarito, così pian pian camminando, di quello de cui havemo conferito e disputato, et anchor di quello del quale mi addomandasti. Deh, per tua fede, vedi, vedi colà la strega, che è a grandi ragionamenti con il dotto Dicasto, nel portico avanti del sagrato tempio.

APISTIO Dio vi salvi.

DICASTO Siate e ben venuti. Che cosa ci è di nuovo, il nostro Apistio?

APISTIO Lo addimandamo a te. Conciosia che Fronimo nostro et io siamo venuti qui, acciò udiamo narrare le cose dell'altro mondo, alla strega, che è avanti di te; imperò s'el ti piace.

STREGA Heimè, dove son giunta?

DICASTO Non haver paura. Ma sta pur di buona voglia, e parla senza verun pavento. E non dubitare di me, conciosia che io ti servarò quanto ti ho promesso, cioè che non serai martoriata, se liberamente manifestarai tutte le tue malvagie opere, le quali non possono più esser nascoste, perché già ho li testimonii come tu sei in detto errore e peccato; et anchor tu l'hai confessato, sicome io grandemente desideravo.

STREGA Deh, heimè. Già l'ho detto. Per quale cagione donque mi tormentati di volerlo anchora un'altra volta hora intendere?

DICASTO Perché è bisogno di ritornarlo a confessare, non solamente inanti di duoi over di tre testimonii, ma anchora avanti di più, et al fine anche davanti di tutto il popolo, se desideri di schifare la pena tassata dalle leggie a voi che seti di questa maledetta compagnia, per tanti sacrilegii e tante scelerate opere che voi fatte. Vero è che già hai a me promesso di fare tutto quello che ti comandarò; et io te ho promesso, servando tu le promissioni antidette, di non consignarti nelle mani del giudice, il quale incontanente ti farebbe brugiare, così sendoli comandato dalle leggie. Hora non ti comando altro, eccetto che tu ramenti un'altra volta quelle cose che tu hai fatto colli demonii nel giuoco, o sia nel corso, come se dice volgarmente.

STREGA O maladetto giuoco. O giuoco infelice per me. O mala sorte mia.

DICASTO Non bisognano hora lagrime, non pianti, né anche gridi.

STREGA Deh, per quella humanità et gentilezza che in voi se ritrova, priegovi non mi vogliate per hora più darmi fastidio. Ma siati contenti di concedermi un puoco spatio di tempo et un puoco di riposo, tanto che mi ramenti il tutto, e così dipoi vi narrarò ogni cosa che ho fatto.

DICASTO Piacendovi, gli concederò quello che le piace et addimanda. Conciosia che poi raccontarà il tutto con megliore animo e con più agevole voce, se espettaremo ad intrare nelli ragionamenti per insino a domane. Dove haverò molto a piacere, s'el non vi serà grave, vi ritroviati presenti.

APISTIO Non parvi grave a quelli huomeni desiderosi di dottrina di partirse de' suoi paesi, et andar per insino a Gnoso, città di Creta, alla spelunca e tempio di Giove, per udire le leggi vane e di puoco momento di Minosse e di Licurgo, e serà a me dunque fastidio di caminare un miglio, acciò impari quelle cose le quali, se non sono vere, almanco paiono verisimili per la disputatione di Fronimo?

FRONIMO Hora mi rallegro molto, perché ti vedo tanto istimare, non me, ma la verità, e pur anchora se ben non l'hai certa, tu fai almanco conto della similitudine di essa. Il perché non serà anchor a me grave, di ritornare qui dal nostro castello, per essercitio del corpo.

DICASTO Così dunque retornareti da noi, et io ve aspettarò con gran disio. Andati dunque in pace. E tu, guardiano della carcere, ritorna cola strega, e tu, strega, pensa ben il tutto, acciò il possi ordinatamente e senza veruna bugia narrare.

?

IL SECONDO LIBRO

DEL DIALOGO DETTO STREGA

del signore

Giovanfrancesco Pico dalla Mirandola & c.,

volgariggiato dal ven. P. F. Leandro delli Alberti

bolognese.


Le persone ragionano.

Dicasto, Apistio, Strega, Fronimo.


DICASTO O siatte e' ben venuti. A tempo seti giunti, conciosia che hora hora serà condutto fuori della pregione la strega, e serà menata avanti di noi.

APISTIO Ecco ecco, che è menata legata.

STREGA Eimè, eimè. In questo modo serva si le promissioni? Per qual cagione vuoleti martoriare quella che già ha confessato?

APISTIO Deh, buona donna, non è stato portato qui veruna cosa da tormentarti. Vero è che Fronimo et io siamo venuti qui solamente per vederti et udirti, et anchor per aiutarti quanto potremo.

FRONIMO In verità, così è come ha detto Apistio.

STREGA Deh, quanto gravemente mi martoriano coteste manette di ferro e cotesti nodi e groppi delle legature. Deh, che io ho paura, non mi sien dati maggiori tormenti.

FRONIMO Ti priego, Dicasto, comanda che sia sciolta.

DICASTO Io son contento. O cavaliere, su presto, sciogliela.

STREGA Hormai cominciarò un poco di ripigliar li spiriti.

DICASTO Sta pur di buona voglia, perché ti prometto di non mancare in veruna cosa di quello che ti ho promesso, pur che tu serva le promissioni di dire il vero, senza bugia, e di narrare ogni cosa a punto di quello serai interrogata. Siché, racconta il tutto interamente.

STREGA Vi prometto di servare quello che vi ho promesso liberamente senza alcuna menzogna.

DICASTO Dunque comencia di narrare quelle cose le quali l'altro giorno, et anchora hieri su il tardo, a me solo confessasti, scrivendole il notaio.

STREGA Se voi le ramentarete e le reducerete a memoria colle vostre interrogationi, responderò con quel ordine che voreti.

DICASTO Addimandati voi, Apistio e Fronimo. Son contento la posseti interrogare, conciosia che hoggi sarà vostro questo spettacolo e cotesta impresa. Ma egli è ben vero che voglio esservi presente acciò la ammonisca, se uscisse fuori della carreggiata (sicome si suole dire), che ritorni alla via drita.

APISTIO Hor su, strega, dimmi: andasti mai al giuoco di Diana, overo di Herodiade?

STREGA Sì, sono bene andata al giuoco, ma che'l sia o di Diana, o di Herodiade non il so. Conciosia che più non ho udito ramentare quelli giuochi.

FRONIMO Già te dissi hieri, Apistio, come il demonio ingannava l'huomeni in diversi modi. Il perché in quel tempo, nel quale era adorata Diana dalle genti et era molto honorato e glorioso il nome di quella per il mondo, pareva una eccellente cosa di potervi essere annoverato fra le compagne di essa Diana. Benché imperò fossero dette vergini, nondimeno erano chiamate Nimphe, cioè spose, e così le piaceva di essere addimandate spose, ma maggiormente le aggradiva lo effetto et opra, ben che non fusse cercata con legitimo rito e costume. Conciosia che erano ivi continui stupri ed adulterii. Per il che scrive Homero nelli suoi versi sovente quella volgata sententia: Nella meschiata amicitia. Imperò favolescamente dicano, come li Dei falsi, overo quelli antichi baroni, ebbero amorosi piaceri con la compagnia di Diana, overo di un'altra Nimpha o di Napea o di Oreade o di Driade. Fengevano esser le Napee le Dee delle selve, delli colli e monticelli, e delli fiori, sicome dicevano essere le Oreade Nimphe delli monti, e le Driade Nimphe delli alberi. Anchora credevano li gentili et il rozzo volgo, che fussero inamorate le Nimphe marine e delli fiumi. E così sovente leggerai di Cirene e di Leucothea, finta dall'antichi esser la dea Matuta, cioè l'aurora, chiamata dea matina perché era sovrastante al tempo matutino. Et anchor ritrovarai scritto di Cimodecene, cioè di quella dea la quale faceva acquetare le onde marinesche, secondo le loro favole, e non manco vederai iscritto molte cose dell'altre finte dee o del mare o delli fiumi. E perché gli pareva essere molto più sicuro di conversare per li monti che sommergersi nell'onde de l'acque, et anchor pareva esser cosa più aggradevole di intromettersi nelle cacciagioni di Diana che invilupparsi nelli procellosi fluti di Tritono e nelle onde marinesche, imperò maggiormente se delettarono nel giuoco di Diana, e ne balli e salti di quella, sicome cose più aggradevoli, gioconde, e piacevoli. Anchora tirò dapoi molti altri con lusinghevoli modi sotto la figura di Herodiade idumea, la quale grandemente se delettava nelli solazzevoli e trastulevoli balli.

DICASTO Credo che tu sappi qualmente n'è fatta mentione di cotesto giuoco di Diana over di Herodiade nelle leggi e decreti de Pontefici, dove si ramentano le leggi furono confermate per il Concilio nel qual fu fatto quello statuto, che si dovessero scacciare le maghe et incantatrici.

FRONIMO Deh, per toa fede, dimmi, Dicasto: istimi tu essere cotesto quel medemo giuoco de cui n'è fatto memoria ivi?

DICASTO Io te dirò, il mio Fronimo. Sono varie oppenioni di questa cosa, conciosia che sono alcuni che dicono de sì et sono altri che vuoleno sia una nova heresia.

FRONIMO Dirò la mia fantasia. Io credo che quello in parte sia antico et in parte nuovo: cioè, nuovo quanto alle nuove superstitioni e cerimonie ivi hora se fanno, sicome tu dicesti, parlando da philosopho, ch'el fussi antico quanto alla essentia et nuovo quanto alli accidenti.

DICASTO Ben ben, Fronimo, certamente tu hai imaginato una eccellente distintione, con la quale assai cose se scioranno che hanno dependentia da quel luogo, da cui hanno pigliato alcuni grande occasione di errore, istimando che coteste donnuzze siano sempre portate al giuoco solamente con la fantasia, e non con il corpo.

APISTIO Dunque tu istimi che le streghe siano sempre trasferite e portate al giuoco con il corpo?

DICASTO Non son già di questa oppenione che sempre siano portate colà al giuoco con il corpo, perché alcuna volta sono sute ritrovate per cotale modo accostate sovra di un travo con tanto profondo sonno che non sentivano cosa alcuna, benché fussero fortemente bussate; et elle dipoi credevono di esser state portate al giuoco e nondimeno erano ivi. Anchora altre volte sono state vedute fra le gambe de alcune, e fra le coscie, esservi delle scope serate con tanta fermezza che non se puotevano cavare fuori da quelle che dormivano; colle quale cose credevano esse di essere portate al giuoco.

APISTIO Per qual cagione pensi tu occorra questo, che sovente sono portate al giuoco e con il corpo e con l'anima, et altre volte, pur credendo di esser portate in quel modo, solamente sono ivi presente con la fantasia et imaginatione.

DICASTO Egli è alcuna volta prestigio del demonio, overo falsa demostratione et una astuta delusione, et altre volte è secondo che vogliono le streghe. I mi ricordo di havere letto nelli libri di frate Arrigo e di frate Giacobo thodeschi, maestri in theologia dell'ordine dei frati predicatori, qualmente egli è narrato di una strega, la quale passava quelli spatii in tutti duoi e' modi, secondo che le piaceva: cioè con il corpo, vigilando, et anchor spesse volte solamente con la fantasia, cioè quando le rincresceva il viaggio. Il perché allhora, sedendo nel letto et havendo detto alcune diaboliche parole, se gli rappresentaveno tutte le cose del giuoco in una verda nuvola et oscura come l'acqua del mare, sicome vi fussero realmente state presente.

FRONIMO Che cosa responderesti alli adversarii?

DICASTO Primieramente, così gli risponderei: che io mi maraveglio come vogliano misurare tutti li modi delli sacrileggi, delle superstitioni, e delle magiche vanitadi, con uno solo modo del viaggio, alcuna volta servato in una regione e paese del mondo da una certa sceleste compagnia di donne profane e rubelle di nostra fede, e così vogliano istendere questa cosa a tutte le parti del mondo. Et anchor direi che pensano forsi di sapere tanto, che gli pare di potere costrengere l'ampia possanza del demonio, la quale hebbe dal principio della sua creatione, in uno mortario. Dipoi anchora direi che costoro non possono patire che sia isposto quel testo della legge con il giudicio de altrui, li quali certamente sono di maggiore dottrina e giudicio di essi, accioché cavano fuori quelle cose le quali pertengono alla natura da quelle che sono pertinenti alla fede catholica. Anchor se sforzano di dimostrare, apertamente e senza vergogna, che non sia quella cosa, la quale non possono negare che non si possa fare, et anchora che non sia fatta qualche volta, eccetto se non la vuoleno negare con sua grande prosomptione et ignominia, cioè negando le migliara de testimonii. Ma forsi anchor uno di maggior animo di me direbbe di vuoler vedere un più fedele essempio delle leggi del Concilio, che fussi ramentato da un scrittore di maggiore autorità di colui lo racconta. Conciosia che sono assai cose da Gratiano altrimente iscritte, e rivolte, e narrate, molto diverse da quelle che furono pubblicate nelli concilii e dalli Pontefici. Il perché credo che cotesta fussi una cagione fra l'altre, per la quale non fussi per cotal modo approvata la compilatione del Decreto da lui fatta, dalli Venerabili Padri della Chiesa, che fussi osservata in vece di leggie dalla quale non fussi licito a veruno di appellare. Horsù, pur anchora gli vuo' concedere quello che dicono, ma considera ben che gli sia anchora serrato la bocca ad essi adversarii con la tua ottima distintione, sicome a me pare, et in vero egli è così. Per la quale facilmente se può conoscere, qualmente il corso, o sia il giuoco, di coteste donniciuole et huomiciuoli, ne conviene in parte con quello giuoco, et in parte è vario e diverso da quello. Conciosia che non se dice qui, che se creda Diana essere dea delli pagani, né anchora se vedono quivi quelle cose che se vedeano in quella regione, le quale sono dannate per il Concilio. Nondimeno se fanno imperò assai cose, delle quali non se legge fussero fatte ivi, che sono pur imperciò communi colle altri superstitioni delli gentili e pagani, et anchora fansi assai scherni, e vituperio de Dio e biasimevoli osservationi e varii riti e maladetti, che sono suto insegnati dalli maligni spiriti e demonii a questi miseri huomiciuoli e donniciuole, sì come nelli dannati unguenti da ungersi, nella delettatione di spargere il sangue innocente delli fanciullini, nella osservatione del cerchio, nelli magichi incantamenti, nell'altri molti diabolici maleficii, e nel viaggio e discorso grande per l'aria con il corpo. Colui che negasse che il demonio non puotesse maggiormente movere li corpi che non possono tutti l'huomeni insieme, parlando imperò naturalmente e quanto alli prencipii naturali di ciascuno di essi, io penso che serebbe da esser reprovato e dannato come heretico, perché dice il sanctissimo Iobbo che non è possanza sovra della terra da egualare a quella del demonio. Anchora ritroviamo nel vangelio qualmente fu portato misser Giesù Christo nostro signor dal demonio sovra del monte, et anche sovra del pinnacolo del tempio. È tenuto indubitabilmente vero dalli theologgi, come sono ubbedienti tutti li corpi alle sostanze separate, o siano alli spiriti ispogliati del corpo, quanto pertene imperò al movere da luogo a luogo. E così essi spiriti naturalmente le puono movere a suo piacere, pur non siano impediti da Iddio prima causa di tutte le creature. E così questa è una disputatione della legge naturale, cioè se possono li spiriti ignudi e privi di materia movere li corpi sì o no; ma che siano portati da luogo a luogo questi huomeni e donne, in verità e senza menzogna, egli è disputatione del fatto, cioè se così è veramente. Il perché tu debbi sapere, che quando è certo che se possa fare una cosa e che tu vuoi intendere dapoi e conoscere se è fatta o se faci o non se faci, altrimente non lo puotrai intendere eccetto che per bocca delli testimonii, o che l'haveranno essi fatto, overo l'haveranno veduto così essere, overo l'haverano udito da quelli che l'haverano fatto, che serano stato veri et certi e fideli huomeni. E così, hora, quanto apertene a noi, cioè che siano portati al maledetto giuoco questi rebelli di nostra santissima fede, l'havemo fermo e chiaro, e per cosa indubitabile, per il mezzo de gran numero di testimonii li quali l'hanno molto largamente narrato.

FRONIMO Non è maraveglia se quelli sciocchezzano in un testo, conciosia che così comprendono la verità colli altri. Il perché, sicome il glorioso Iddio ne trahe il ben del male, così l'huomeni di malo animo e di mala openione se sforzano di cavare il male dal bene. E così parimente per la malignità delli cattivi huomeni sono state cavate tutte le heresie dalle sagre littere, non per difetto e colpa di essi sagratissimi libri e santissime littere, ma per la perversa malitia dell'huomeni.

APISTIO Deh, per amore de Iddio, vi priego non vogliate interrompere le mie interrogationi. Benché già habbia deliberato de interrogarvi poi de dette cose, pur non pare hora il tempo; siché vi priego non mi dati adesso noglia, ma lassatimi seguitare.

DICASTO Tu hai ragione, il nostro Apistio. Seguita pur oltre, et addimanda a lei quello che ti piace.

APISTIO Su, strega, dimmi: andavi tu al giuoco con l'anima insieme con il corpo, o pur con uno senza l'altro?

STREGA Vi andava e con l'anima e con il corpo insieme.

APISTIO Come è chiamato questo vostro giuoco?

STREGA Egli è chiamato dalli nostri compagni il giuoco della Donna.

APISTIO In che modo andavi tu colà?

STREGA Deh, che non gli andava, ma ben gli era portata.

APISTIO Con che cosa?

STREGA Con una gramita da rascetare il lino.

APISTIO Come sia possibile questo, che sia portata quella non la portando veruno?

STREGA Ma ben era portata dal mio amoroso.

APISTIO Chi è costui?

STREGA Ludovigo.

APISTIO Egli è forsi uno qualche huomo così chiamato?

STREGA Non huomo, no, ma il demonio, che se presentava in forma di huomo, lo quale credevo fussi dio.

APISTIO Mi maraveglio assai certamente, che il demonio ingannatore dell'huomini habbi pigliato questo nome de christiani.

FRONIMO Tu ti maravegli che colui habbia pigliato questo nome derivato dalli gentili e pagani, il quale se suole trasfigurare nello angiolo della luce?

APISTIO Tu dici molto gagliardamente che egli è derivato dalli gentili.

FRONIMO Anchora il dico che è derivato dalli gentili. Conciosia che non mai retrovarai in veruno luogo né in greco né in latino, o sia con essempio, o con origine (se non me inganno imperò) donde sia derivato. Vero è che mi ricordo di havere letto solamente ne' Commentarii di Giulio Cesare Litavico, da cui dipoi un puoco è stato piegato e retorto nella lengua franciesa, et è detto Luiso, e rivoltato anchor poi nel latino e scritto Lodovico, dovi quello se referrisce.

APISTIO Non voglio più oltre di questa cosa disputare, e maggiormente per hora, perché ho deliberato in questo tempo di vuoler ragionare con questa nostra strega.

FRONIMO Il mio Apistio, ho detto quello a me pare, sempre imperò apparecchiato di udire le oppenioni de' più dotti e più prudenti di me.

APISTIO Non più. Hor su, strega, deh, non ti sia molesto di scoprire a me intieramente li tuoi lascivi piaceri.

STREGA Dimmi, de che cosa hai tu desiderio de intendere?

APISTIO Pareva a te uno huomo questo tuo amoroso?

STREGA Sì, pareva huomo in tutte le membra, eccetto che ne' piedi. Li quali sempre parevano piedi di occha, rivoltati a dietro e riversati per cotal modo che era rivolto a dietro quello suole essere davanti.

APISTIO Per quale cagione credi tu, Dicasto, che finga il demonio tutte l'altre membra da huomo e li piedi da occha?

DICASTO Se tu leggerai tutti li processi di coteste streghe fatti dalli Inquisitori, tu ritrovarai in essi qualmente il diavolo, o sia il demonio, o pur il vogli chiamare Satanasso, quando se cangia in effigia di huomo, sempre appare con tutte le membra da huomo, eccetto che colli piedi. Del che in verità ti dico che sovente me ne sono molto maravigliato, e così fra me ho pensato che forsi questa è la ragione: cioè che Iddio non permette che ello isprima e finga tutta la vera similitudine dell'huomo, acciò non inganni esso huomo con la effigia humana. E la ragione perché non ha simili i piedi all'altri membra della finta effigia dell'huomo, credo possa essere perché è consueto di essere significato per i piedi, nelli mistici parlari della scrittura, le affettioni e desiderose voglie; et imperò gli porta rivolti a dietro, cioè che ha li suoi desiderii sempre contra de Iddio e rivolti contro del ben fare. Ma per che cagione più presto ha vuoluto fingere li piedi de occa che d'altro animale, io confesso chiaramente di non sapere, eccetto s'el non vi fusse qualche nascosta proprietà nell'occha, la quale se potesse agevolmente adaptare alla malitia. Vero è che hora non mi arricordo di havere veduto in Aristotele che sia stata osservata simile cosa da quello, ma anzi più presto dice che è quella generatione di uccelli molto vergognosa, se ben mi ramento.

FRONIMO Dirò dua parole, Dicasto. Puotrebbe essere anchora che'l nostro nimico havessi voluto anchora spargere alcune occolte reliquie della antiqua superstitione delli gentili. A cui erano già sagrificate le ocche sotto il falso simulacro e finta imagine de Inacho e de Inachide. Il perché così leggiamo in Ovidio:

Né giova il Capitoglio per una Occa è stato,

Tuto, chel fegà non dia Inacho in lance

Ma sicome vuoleno altri così se debbe dire

Inachide Io il fegà non traggi in pia